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Francesco
Crispi
Nacque
a Ribera il 4 ottobre 1818 dove venne battezzato dopo soli due
giorni, dal sacerdote di rito greco Don Francesco Alessi
della Reale Commenda di Palazzo Adriano, secondo le
procedure allora previste dalla Santa Chiesa Orientale.
Per
qualche anno, gli storici più accreditati, non sono stati
unanimemente concordi, sia sulla data effettiva di nascita, che
del luogo; infatti, v'era forte il dubbio tra il 1818 e il 1819
e tra Ribera e Palazzo Adriano, dove la famiglia del Crispi
possedeva alcune aziende agricole e caseggiati. Ma alla fine la
verità è venuta fuori e l'illustre statista, viene oggi
considerato, nativo di Ribera a tutti gli effetti.
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La
casa natale di Francesco
Crispi, com'era
fino
agli anni '70 del secolo
scorso. |
Il
Crispi, nato nella casa ancora oggi esistente, posta all'angolo tra la Via
omonima e il Corso Umberto, che nei primi anni del 1990 è stata consolidata
e ristrutturata, ha vissuto gli anni della sua primissima infanzia con i
genitori Tommaso e Donna Giuseppa Genova.
Dalla
sua casa, a quel tempo, si poteva ammirare in tutta la sua bellezza la
florida e verdeggiante Valle di Verdura ed il vivace ragazzino era solito
andare a giocare nella estrema periferia Nord della già popolata cittadina,
oggi denominata quartiere Canale o alle cave di tufo di Santa Rosalia, dette
"li pirreri", poste nella zona a Nord-Ovest della Villa
Comunale. Dette cave di tufo, abbandonate negli anni '50, con i suoi
numerosi cunicoli e gallerie sotterranee, erano servite da rifugio alla
popolazione durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e per
questo sono state da allora, soprannominate, "li grutti di li
sparati". |
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Il
piccolo Francesco, a volte
si spingeva, unitamente ai
suoi coetanei, a giocare
fino all'allora esistente Chiesa
di Sant'Eligio,
prospiciente l'attuale
Piazzetta Verdi. Pochi
altri fabbricati,
delimitavano il paese
nella parte a Sud-Ovest,
verso il mare.
Ribera
contava allora circa 5
mila abitanti, ma non
aveva ancora le scuole,
per cui il piccolo
Francesco venne mandato a
frequentare le elementari
nella vicina Villafranca
Sicula.
Dal
volume "Crispi",
scritto da Nicolo'
Inglese, si apprende
che un giorno, il nostro
irrequieto "Ciccio",
come veniva chiamato dagli
amici, con altri ragazzi
della sua stessa età si
è recato a piedi fino
alla vicina Calamonaci,
distante circa 4 Km. e lì
è andato a suonare le
campane dell'unica
chiesetta esistente,
facendo accorrere in
piazza, oltre al parroco,
numerosi e incuriositi
cittadini. |

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Il
monumento con il
busto di F.Crispi,
posto nella Villa
Comunale di Ribera |
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Per
le frequenti scappatelle
che era solito fare, la
madre spesso gli proibiva
di uscire di casa ed ogni
tanto lo "spediva
in esilio",
presso alcuni parenti
residenti a Caltabellotta.
Si
racconta anche, che una
volta, addirittura è
scappato via da quel paese
montano, ritornando a
piedi a Ribera, dopo avere
attraversato campagne,
trazzere, percorsi impervi
ed anche il fiume Verdura,
allora copioso di limpide
acque.
Nell'età
adulta il Crispi, ha
intrapreso una intensa
attività politica che lo
ha visto, prima Deputato
nazionale, poi Ministro
dell'Interno e
successivamente Presidente
del Consiglio. Nel mese di
maggio del 1860 è stato,
con Giuseppe
Garibaldi, uno dei
principali ispiratori
della leggendaria Spedizione
dei Mille, per la
liberazione della Sicilia
dai Borboni e alla quale
ha anche partecipato
materialmente.
È
morto a Napoli l'11 agosto
1901, ma allora l'Italia,
distratta da tanti
avvenimenti e disordini
sociali, non si è quasi
accorta, che era scomparso
un proprio figlio, che era
stato uno dei massimi
artefici dell'Unità
d'Italia ed uno
statista che ne volle
fortemente la sua
grandezza.
Ancora
dal libro di Nicolò
Inglese si riportano le
ultime parole pronunciate,
secondo attendibili
testimonianze, dal Crispi,
un momento
prima della morte:
"Prima di chiudere
gli occhi alla vita,
vorrei avere il supremo
conforto di sapere
la Patria, adorata e
difesa da tutti i suoi
figli". |
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